Antichi saperi e tradizioni

Il Novecento: antichi saperi e tradizioni da conservare

Ancora un secolo fa, nel 1921, la popolazione era quasi dieci volte quella attuale: contava infatti 3.115 persone, mentre oggi i residenti sono circa quattrocento. Si viveva di una fiorente economia agro-silvo-pastorale, che comprendeva l’allevamento degli animali e la gestione dei boschi. Noci, faggi e aceri fornivano legname per le tradizionali calzature chiamate dalmine e numerosi utensili. D’estate, gli animali venivano portati in malga: parte sul Monte Pala, parte sul Taîet ma in maggioranza, dopo tre giorni di cammino, si spingevano fino in Val Pesarina, in Carnia.

La religione rivestiva un grande rilievo nella vita della comunità. Non esisteva una vera e propria separazione tra chiesa e autorità laiche: a Clauzetto, come in tutto il Friuli, le campane suonavano non solo per fini liturgici, ma anche per segnalare l’arrivo della tempesta, un incendio o per comunicare eventi politici. Per comprendere com’era la vita a Clauzetto nella prima metà del Novecento, è preziosa la testimonianza di Luigi Zannier, detto Gjigjuti di “Ongaro”, raccolta nel libro Vita a Clauzetto, pubblicata dal Comune nel 2016.

Erano praticati dalle donne il ricamo e la tessitura: si realizzavano le famose calzature in tessuto nero, ricamate a mano per i giorni di festa: gli scarpez. Con il progetto Antichi saperi per nuovi maestri, il Comune e l’Ecomuseo Lis Aganis hanno avviato un laboratorio per recuperare e mantenere vivo questo importante patrimonio culturale, realizzando i costumi tradizionali della Pieve d’Asio, ora esposti presso il Municipio.

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